Animali, virus e uomo, come convivremo?

Dal giorno in cui Nadia (così si chiama la tigre malese di 4 anni dello Zoo del Broxn) ha contratto il coronavirus, tutti si pongono la stessa domanda. Come può il patogeno che ha contagiato un milione e mezzo di persone nel mondo saltare attraverso (forse) due specie animali, trasferirsi all’uomo e poi arrivare in uno zoo chiuso da dieci giorni? Pare che Nadia sia stata contagiata da un infetto asintomatico, per cui la domanda che ora tutti si fanno è: se un guardiano dello zoo o un dipendente che accudisce gli animali può infettare un felino come la tigre, le persone possono infettare i loro gatti di casa? è molto probabile, anzi quasi certo, che il coronavirus si trasmetta ai gatti da persone infette. Per cui al momento questa non è una preoccupazione per l’uomo, anzi il rischio lo corrono più gli animali che vivono a contatto con persone contagiate. E non il contrario. In futuro si verificherà se il virus possa compiere un ulteriore salto dal gatto all’uomo, ma ad oggi non esistono evidenze scientifiche.

Accertato che il pipistrello sia stato il serbatoio del virus, le analisi genetiche suggeriscono però che il SARS-CoV-2 sia geneticamente più riconducibile al pangolino, squamoso mammifero in via d’estinzione, presente nel ciclo alimentare di alcuni popoli e venduto illegalmente nei wet market (come quello di Wuhan). In realtà, per ogni salto di specie, il virus deve trovare un modo per invadere il nuovo ospite e lo fa legandosi ai recettori presenti sulle sue cellule. Come avvenuto nell’uomo. E poi pare che i recettori sfruttati dal coronavirus per legarsi alle cellule umane siano simili a quelli di alcune cellule nel gatto (e forse nel furetto, ma solo salvi cani, bovini e volatili). Su identici esempi, nei secoli, si è garantito il salto tra le specie di alcuni patogeni infettivi, poi responsabili di gravi epidemie. Un successo agevolato dall’alterazione compiuta dall’uomo sull’ambiente, come la caccia e l’addomesticamento della fauna selvatica (e l’invasione dei loro habitat) che hanno consentito a virus animali di compiere uno spillover, cioè di espandersi nell’uomo.

A questo punto si dovrà riflettere su molte cause (dall’incremento demografico all’intensificazione della produzione alimentare e dei viaggi intercontinentali) che hanno reso l’uomo e altri mammiferi più ‘recettivi’ e hanno agevolato l’incidenza di agenti infettivi emergenti o riemergenti. Questo porterà l’uomo a rivedere la sua interazione con il mondo animale e speriamo a comprendere di esser parte di un unico ecosistema. Migliorando la convivenza con animale e natura, e magari capendo che questo equilibrio ha implicazioni per la nostra stessa sopravvivenza.

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