Il virus che risparmia i bambini

Una delle poche concessioni fatte dal coronavirus, mentre coi suoi pochi nanometri di grandezza scompagina il mondo, è quella di risparmiare i bambini. Un mistero al quale i virologi, impegnati soprattutto a lavorare su farmaci e vaccino, riserveranno attenzione col tempo, quando si conosceranno meglio l’eziologia del virus e i suoi meccanismi d’azione. Rimane il dato: in Cina poco più del 2% sono stati i casi segnalati tra i bambini (0,2% quelli gravi, dati OMS), senza riportare alcun decesso.

Cosa significa? Intanto che il nuovo coronavirus si comporta in maniera molto diversa ad altri virus respiratori, di solito particolarmente aggressivi per i più piccoli, perché hanno un sistema immunitario non del tutto sviluppato, e per gli anziani che invece ne hanno uno indebolito. In realtà, anche Mers e Sars (virus della famiglia dei coronaviridae) durante i loro focolai epidemici hanno risparmiato quelli che avevano meno di dieci anni. E persino gli studi su topi da laboratorio, in passato, confermavano l’attitudine della Sars a colpire i più anziani e a non intaccare i topi più giovani.

Ma perché sono risparmiati? Si avanzano diverse teorie, qualcuno ipotizza sistemi immunitari che cambiano con l’età o polmoni danneggiati dall’inquinamento. E ancora di più, alcuni studiosi pensano al contributo di patologie come ipertensione e diabete, tipiche della senescenza. Ad esempio, i farmaci Ace-inibitori (per intenderci, la classica pillola per la pressione) pare possano agevolare l’ingresso del virus nella cellula. Ma è troppo presto per saperlo e per avere conferme.

Molto probabile invece che si crei una disregolazione del sistema immunitario, il quale appena viene a contatto col virus reagisce in maniera spropositata (su questa falsa riga si spiega anche il buon funzionamento di alcuni farmaci che modulano la risposta immunitaria). Per cui alla fine, l’ipotesi più accreditata rimane quella per la quale ci sia qualcosa di meccanico più che immunologico. Semplicemente i recettori polmonari dei bambini interferiscono con la capacità del virus di attaccarsi.

E poco altro. Un ‘poco’ che gli salva la vita.

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