Il virus corregge le sue mutazioni e aiuta a trovare un vaccino

Questa non è una buona notizia per i no-vax. Lo è per tutti gli altri. Secondo molti scienziati, il nuovo patogeno che da Wuhan ha attraversato l’Europa e ora circola negli Stati Uniti si sta modificando con lentezza man mano che si diffonde nella popolazione. Questa è una notizia incoraggiante per un vaccino di lunga durata.

Tutti i virus si evolvono nel tempo, accumulando mutazioni mentre si replicano all’interno delle cellule ospiti che hanno parassitato. Spesso alcune strutture finali del virus hanno origine cellulare (es. l’envelope), prima di diffondersi in altre cellule con alcune di quelle mutazioni che persistono nel tempo. Il nuovo coronavirus ha, tuttavia, dei sistemi per la correzione del suo corredo genetico che riducono il “tasso di errore” e il ritmo della mutazione. Per questo ad oggi non ci sono prove che alcuni ceppi siano più letali di altri e sono state raccolte circa 4-10 differenze genetiche totali tra i ceppi. In questa ottica, quindi, i drammatici tassi di mortalità in Italia, piuttosto che una certa differenza nel patogeno stesso, sono molto probabilmente dovuti a fattori situazionali: il modo in cui vengono contate le vittime (per stessa ammissione della PC non si distinguono morti ‘con’ e ‘per’ coronavirus), gli ospedali sopraffatti (che hanno fatto da hotspot del virus) e una popolazione più anziana. I casi di coronavirus infatti in Italia per il 59,7% riguardano over60, in Germania invece nell’84,5% dei casi il virus colpisce gli under60 (in Corea il 79%).

Una cosa pare certa: il basso tasso di mutazione del virus consentirà con grande probabilità al vaccino per il SARS-CoV-2 di essere un singolo vaccino, anziché richiedere un nuovo vaccino ogni anno come per l’influenza, ed è molto probabile che sia in grado di conferire immunità duratura nel tempo. Quindi è ovvio che la pandemia non si risolverà con l’immunità di gregge, blaterata da Boris Johnson prima di ritrattare, per la quale ci vogliono diverse generazioni di persone e di infezioni prima di essere raggiunta e ‘coprire’ un’intera popolazione. Ma nell’immediato, forse tra pochi mesi, ci aiuteranno nuovi farmaci antivirali o immunomodulanti, e più avanti un vaccino. Molti infatti sono i vaccini contro Covid-19 in fase di sviluppo, ma con tutte le deroghe del caso ci vorranno diversi mesi per completare i trials clinici e renderlo disponibile in commercio.

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