La tregua biologica tra coronavirus e ospite

Mentre il mondo si avvia alla riapertura, il futuro rimane costellato di incertezze, in attesa della speranzosa possibilità che il virus modifichi il suo fitness virale e diminuisca la sua virulenza. Evenienza non improbabile: il virus avendo fatto meno mutazioni potrebbe a un certo punto accelerare la sua cinetica replicativa e quindi mutare di più andando così incontro a una successiva attenuazione. Analisi che è a metà strada tra una plausibile ipotesi scientifica e una non remota speranza; del resto arriverà un giorno, come la storia delle malattie infettive insegna, in cui virus e ospite troveranno un equilibrio definitivo, una tregua biologica.

In queste settimane, intanto, aumentano le nuove acquisizioni sul virus e sulla sua ‘storia’: appurato il maggiore mimetismo antigenico di Sars-Cov2 rispetto a Sars, si è visto che alcune proteine virali non strutturali sono in grado di ‘silenziare’ la risposta immunitaria innata, distruggendo alcune cellule immunocompetenti, e che un aumento dell’interferone (proteina antivirale prodotta nelle ore successive a un’infezione) incrementa l’espressione dei recettori Ace2, utili al virus per entrare nelle cellule. In una fase di studio epidemiologico della pandemia, però, è necessario un dato più ampio e completo che si può ottenere solo attraverso i test di laboratorio. Sono già molti quelli presenti in commercio, più o meno autorizzati, ma non tutti rispondono finora ai necessari requisiti di affidabilità richiesti. I test rapidi sierologici (ma anche la saliva inizia a essere considerata una matrice biologica da analizzare) sono capaci di fornire un risultato nell’arco di pochi minuti, ma hanno ancora dei limiti di sensibilità e specificità da superare. Infatti, i campioni positivi alle IgG o alle IgM devono poi essere obbligatoriamente sottoposti a un tampone di conferma.

Per ottenere uno screening di massa a livello globale e avere una fotografia della diffusione nella popolazione del SARS-CoV-2, va evitato l’alto rischio di riscontrare ‘falsi positivi’ o ‘falsi negativi’. La specificità nel riconoscimento di specifici domini antigenici virali, l’ipotesi di molte cross-reazioni con altri virus della stessa famiglia e l’impossibilità a capire a che titolo gli anticorpi neutralizzanti sono protettivi, sono ancora domande senza risposta. Quando poi si avranno test di laboratorio affidabili, sarà fondamentale costruire una rete di collegamento tra tutti i laboratori che svolgono questo tipo di analisi. Altra cosa che ora manca.

(si ringrazia il prof. Giovanni Di Guardo)

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *