Perché l’omeopatia non serve a nulla

Abbandonate anche le posizioni neutrali: l’omeopatia non funziona, e sicuramente non serve a curare. Al massimo migliora il fatturato di qualche produttore. Non a caso negli Stati Uniti i farmaci omeopatici acquistabili in farmacia, da alcuni mesi, devono riportare l’etichetta «Non funzionano» applicata sulle confezioni. I consumatori, così come la Food and Drug Administration, iniziano a capire che i prodotti omeopatici non sono basati su risultati e metodi scientifici validati. Anche in Italia i medici hanno preso posizione contro questa abitudine (per fortuna in forte diminuzione in Europa) e hanno sottolineato, attraverso la Federazione degli Ordini dei Medici, che “L’omeopatia non ha alcuna base scientifica e gli effetti riportati da chi la utilizza sono con buona probabilità dovuti all’effetto placebo”, spiegando inoltre che “nessuna patologia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici”. Già Lancet, una delle più autorevoli riviste mediche al mondo, dichiarava oltre dieci anni fa, riunendo circa cento studi scientifici internazionali, che “l’omeopatia è finita” esortando i medici a non prescriverla, perché il suo effetto è simile esattamente a quello dell’effetto placebo.

L’omeopatia, della quale da decenni si discute l’efficacia, nacque a fine Settecento grazie a un medico tedesco, Samuel Hahnemann. Era contrario a molti trattamenti tradizionali e propose così un suo nuovo sistema basato sul “principio di similitudine del farmaco” (“similia similibus curantur). Hahnemann sosteneva che se una sostanza era alla base dei sintomi di una patologia, una dose estremamente piccola di quella stessa sostanza poteva essere usata per curare quei sintomi. E quindi, secondo quel ragionamento, più la sostanza veniva diluita in una preparazione, più alta era la sua capacità di curare quei sintomi. Oggi gli omeopati continuano a fare come faceva il loro precursore oltre due secoli fa: iniziano diluendo una certa sostanza in acqua, poi prendono un centesimo di quella soluzione e la diluiscono ulteriormente, e così via, fino a quando la sostanza di partenza è totalmente diluita.

In Italia, secondo dati Istat, l’omeopatia è utilizzata solo dal 4,1% della popolazione (nel 2005 era quasi il doppio), cala quindi il numero di persone che ne fanno uso, così come il fatturato (7% in meno rispetto al 2016). Sempre più persone quindi capiscono che l’omeopatia può, al massimo, aiutare a pensare di stare meglio. E se qualcuno vuole proprio andare contro l’evidenza, è bene si consulti prima col medico curante che avrà il compito (e l’onesta intellettuale) di spiegare l’assenza di benefici di questa medicina alternativa. Almeno al fine di essere informato e avere la possibilità di scegliere tra trattamenti scientificamente validi oppure costosi placebo.

 

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