Se non sanno come ti chiami, come sapranno cosa fai?

Un noto quotidiano nazionale riportando alcuni mesi fa la notizia di una manifestazione all’esterno della Regione Campania titolò ‘La protesta dei Medici Veterinai”. Il refuso, poche ore dopo, fu corretto, ma tradiva l’evidenza che l’errore fosse probabilmente d’opinione più comune di quanto pensassimo. Per quanto possa sembrare meno importante rispetto alla attività o professione che si svolge, al giorno d’oggi comunicare significa esistere e non solo pubblicizzare qualcosa. Perché comunicare bene, in tutti i campi, significa saper parlare a un cliente, ai concittadini, ai condomini oppure ai politici o alle aziende e spiegare loro il significato del nostro ruolo, della nostra professione o della nostra ricerca. Sempre su una storica rivista italiana, pochi mesi fa, un giovane lettore chiedeva in una rubrica cosa dovesse studiare per lavorare con gli animali. La risposta della redazione era stata raccapricciante: “in primo luogo potresti studiare scienze naturali, perché li si studia biologia”. Come se non bastasse altri utenti, su un altro sito, alla domanda più specifica su chi studiasse gli animali, avevano risposto lo zoologo e l’etologo (fuocherello, verrebbe da gridare), altri avevano scritto l’animalologo o lo zoofago mentre li classifica il tassonomo. Il premio alla risposta migliore però era andato a chi aveva risposto che, secondo lui, a studiare gli animali ci pensava il macellaio. Forse immaginando un’improbabile assonanza etimologica tra il veterinario e il macellaio, così come il pantofolaio o il parolaio.

Nella confusione di idee, è ovvio che anche la nostra categoria di medici veterinari non abbia sempre brillato per senso di identità e di appartenenza nella difficile arte di spiegare agli altri i ruoli e i compiti di una figura professionale che si occupa anche di ricerca scientifica, di ispezione degli alimenti destinati alle nostre tavole, di zootecnia, di benessere animale, di zoonosi e altro ancora. Fondamentale per farsi capire sia dall’opinione pubblica che dagli interlocutori istituzionali. Poi ripenso a chi aveva risposto ‘il macellaio’ e in fondo in tutta questa confusione mi verrebbe quasi di dargli ragione. Se proprio serve, all’occorrenza…

 

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